Carcere di Santo Stefano

Il carcere di Santo Stefano – situato sull’omonima isola nell’arcipelago delle Ponziane – è stato costruito nel 1795, per volere di Ferdinando I delle Due Sicilie per installare un penitenziario che servisse a separare fortemente i detenuti dal resto della società.

Per  170 anni è stato sede di uno stabilimento di pena che ospitò molti detenuti, illustri e oscuri, ma tutti vittime di durissime condizioni di detenzione e spesso di violenze, che a volte portavano alla loro morte.

Il progetto di costruzione del carcere, e la sua realizzazione, sono dovuti al maggiore Antonio Winspeare che si valse della collaborazione dell’architetto Francesco Carpi costruendo uno dei primissimi edifici carcerari al mondo ad essere costruiti secondo i principi del Panopticon, enunciati dal filosofo inglese Jeremy Bentham. L’edificio presenta infatti una forma circolare, lungo la quale erano disposte le celle dei detenuti che dovevano sentirsi costantemente sotto controllo delle guardie, poste nella torretta centrale dell’edificio. Il principio filosofico di base era che una continua sensazione di “sentirsi osservati” potesse dissuadere i detenuti dal compiere del male.

Numerose sono state le rivolte che hanno segnato l’esistenza del carcere, finché le 1860, approfittando del distaccamento dell’Esercito delle Due Sicilie per unirsi alla resistenza organizzata a Capua dopo l’invasione sabauda, vi fu addirittura istituita un’effimera Repubblica di ex detenuti che ebbe però una vita limitata a poche settimane, e fu disfatta dall’arrivo delle truppe sabaude.

Il carcere mantenne il proprio ruolo sia sotto il governo sabaudo che durante il Ventennio fascista dove continuò ad essere un luogo privilegiato per la collocazione di dissidenti politici. Al termine della seconda guerra mondiale il carcere riprese la sua funzione di contenimento dei delinquenti comuni, per poi essere chiuso definitivamente nel 1965.

Nel 1981 sul portone d’ingresso è stata posta una lapide poi spostata sul viale d’accesso, per commemorare la detenzione di Sandro Pertini e dei prigionieri politici reclusi a Santo Stefano nei suoi 170 anni di attività. Santo Stefano è abbandonata dalla sua chiusura, questo ha portato a un deterioramento progressivo degli edifici, per l’azione degli agenti atmosferici e per i vandalismi e le spoliazioni di oltre cinquant’anni.

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